Alla scoperta di Giannutri

Ogni Mercoledì gita all’isola di Giannutri

E’ una gita aperta a tutti sia subacquei che snorkelisti.

Durante la nostra escursione verranno effettuate due soste in calette spettacolari ove sarà possibile nuotare in superficie con maschere e pinne oppure avventurarsi in una delle nostre bellissime immersioni.

Durante la sosta in terraferma verrete accompagnati all’interno dell’isola alla scoperta dei bellissimi resti Romani .

Potrete mangiare al sacco oppure presso il ristorante del paese, la sosta dura circa due ore.

 

Subacquea

L’isola ha notevole interesse per la subacquea, grazie alle pareti verticali ricche di gorgonie, spugne, coralli e tunicati. Oggi la maggior parte dei fondali sono stati indicati come zona protetta di tipo “1” (nella quale sono proibite la navigazione a motore, a vela e a remi, la pesca, le immersioni e la balneazione) e quindi da un lato si è favorito il ripopolamento ittico, dall’altro ha reso difficile trovare dei buoni punti d’immersione. Si possono comunque trovare liberi per l’immersione le estese praterie di posidonia e i due relitti dell’Anna Bianca  e del Nasim .

Relitto del NASIM 

Il Nasim (Nasim II) era una nave da carico, costruita nel 1959, affondata durante la notte nel febbraio del 1976 proprio di fronte all’isola di Giannutri, in prossimità di Cala Maestra, a causa di una collisione contro gli scogli.

L’immersione sul relitto (profondità max. circa 60 metri) è piuttosto impegnativa e tecnica e deve essere effettuata scendendo direttamente sul relitto con una buona assistenza in superficie, un castello decompressivo, e soltanto da persone abituate alla profondità, attrezzate ed in condizioni fisiche adeguate.

Sono già troppi gli incidenti avvenuti su questo relitto, nonostante la profondità “accessibile” anche con aria, e non vale la pena di aumentare tale numero.
L’immersione ALTERNATIVA che proponiamo qui è quella sulle “macchine del Nasim”, detta “Il parcheggio”.

Con le dovute cautele l’immersione, almeno sino alla parete da cui si vede il parcheggio, può essere effettuata anche da sub ricreativi con la necessaria preparazione per immersioni profonde (-40 mt.)

La nave trasportava automobili (ben 49) Fiat, Peugeot e Mercedes destinate al mercato nordafricano, oltre ad alcuni rimorchi.

Le automobili contenute nelle stive sono ancora là, quelle trasportate sul ponte sono cadute in mare a seguito della collisione e si trovano sul fondale digradante verso il punto dove si è adagiato il relitto, e creano “il parcheggio”.

Il modo migliore, secondo noi, per scendere sulle macchine, è buttare l’ancora direttamente sul fondale a circa 30 metri, per scendere subito dove si trovano i rottami della prima auto.

La discesa lungo la costa, in alternativa, è piuttosto lunga, anche se poi permette di effettuare le eventuali soste decompressive lungo la costa.

 

Relitto dell’ANNA BIANCA 

SCHEDA TECNICA
Nome originario: Vivien
Tipo: nave da carico
Anno di costruzione: 1921
Cantiere: A/S Marstal (GB)
Nazionalità: italiana
Armatore: Biagio Domenico Fevola e Anna Saliento di Monte di Procida
Lunghezza: 46,53 metri
Larghezza: 9,14 metri
Stazza lorda: 251 tonnellate
Motori: due diesel da 400 hp cad.
Eliche: due
Data affondamento: 03 aprile 1971
Causa affondamento: mareggiata
Carico: pietra pomice 

Il relitto dell’Anna Bianca giace all’interno della parte nord di Cala Ischiaiola, Isola di Giannutri, a circa cento metri dalla costa.

L’immersione si sviluppa tra i 32m ed i 52m e, nonostante la profondità massima raggiungibile, non è particolarmente impegnativa grazie al fondale di sabbia bianca (che riflette notevolmente i raggi del sole) ed alla ottima visibilità che raramente scende sotto i 30m.

Il relitto (che è pedagnato) è spezzato in due tronconi: la poppa (coricata sul lato di dritta) con la sala macchine è la parte meglio conservata; la prua è ridotta ad un ammasso di lamiere sparse sul fondo.

La storia dell’affondamento di questo piccolo mercantile lungo poco meno di 50 metri non è ancora chiara: fonti ufficiali dicono che sia affondato a causa di una terribile mareggiata che l’ha spinto fin contro gli scogli di Cala Ischiaiola.

Fonti ufficiose asseriscono invece che la nave sia stata fatta saltare in aria dall’equipaggio stesso (che si è messo tutto in salvo) per riscuotere il premio dell’assicurazione…..     

Nel momento dell’affondamento, la nave ha rilasciato parte del carico (pietra pomice) che è arrivato, sotto forma di polvere bianca, subito a riva: tanta fu la delusione degli abitanti del luogo quando capirono che non si trattava di droga….

 

Storia dell’ isola di Giannutri

L’isola di Giannutri, abitata occasionalmente durante l’Età del Bronzo, vide il suo massimo splendore in epoca romana, quando furono realizzati il porto e una villa lungo la costa occidentale dell’isola, quest’ultima costruita dalla famiglia degli Enobarbi. Terminati gli splendori di epoca romana, l’isola si trovò di fatto disabitata per molti secoli, essendo situata in mare aperto e avendo un territorio quasi piatto che non permetteva rifugi naturali in caso di incursione piratesche. Spesso gli stessi pirati vi sbarcavano per trovare covi temporanei nelle grotte dell’isola, in vista di assalti verso le coste della Toscana. Entrata a far parte dello Stato dei Presidi nella seconda metà del XVI secolo, i governanti spagnoli studiarono la possibilità di realizzare a Giannutri un sistema difensivo ma tali progetti non furono mai realizzati. Venne invece realizzato agli inizi dell’Ottocento dai Francesi durante il periodo napoleonico, in collaborazione coi reggenti del Regno d’Etruria, il Forte della Scoperta, del quale però non rimane più traccia. Nel 1861, quando l’isola era entrata a far parte del Regno d’Italia, venne costruito lungo la costa meridionale il Faro di Capel Rosso, per segnalare l’isola nelle ore notturne ai natanti in transito. Infine, l’isola venne assegnata al comune di Isola del Giglio della provincia di Grosseto.

 

Monumenti e luoghi d’interesse

In prossimità di Cala Maestra si trovano i resti di villa romana del II secolo d.C., edificata dai Domizi Enobarbi, antica famiglia senatoria di importanti commercianti della quale faceva parte Gneo Domizio, marito di Agrippina, madre dell’imperatore Nerone. Nonostante la rilevanza artistica e storica dei resti, la villa fino al 2004 era in mano a privati, al conte Gualtiero Adami (noto come Il Garibaldino), poi messa all’asta e salvata da Regione e ministero dell’Ambiente che esercitarono il diritto di prelazione.[3] Attualmente chiusa per restauro, nonostante il tempo e i vandali la stiano rovinando[4]. Si trovano anche i resti di un approdo di età romana.

All’estremità meridionale dell’isola si eleva il Faro di Giannutri, risalente alla seconda metà dell’Ottocento.